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L'IDEA
Una maledizione… Qualche anno fa andavo spesso a correre dalle parti della Montecatini, in riva al fiume Adige. Erano i posti della gioventù di mio padre e lì avevo sentito innumerevoli storie. Molte volte mi aveva raccontato di quando i suoi amici gli insegnavano a nuotare buttandolo a forza nel canale a fianco dell'Adige. O di quando andavano a fare il bagno al fiume. E mentre correvo, ogni volta pensavo sempre alla stessa cosa: cazzo, guarda qui cosa è rimasto… Una pietraia. D'accordo, me ne rendo conto, non è un pensiero molto fine, ma cosa volete che dica? Parliamo di ventidue ettari di terreno che all'inizio del 1991 sono stati trasformati da campagna in un deserto incandescente. Rimasto ancora drammaticamente vuoto. Desolato e desolante. E pensare che quell'area, con la vecchia fabbrica, sarebbe dovuta essere la prospettiva economica del Duemila per Mori e l'intera Vallagarina, in Trentino. Macché. Dopo tutte le ipotesi, i piani di ripristino, i concorsi di idee, e quelle balle lì (pure costose, se vogliamo) a resistere sono solo le pietre. E la struttura di quella fabbrica dismessa che, un po' inquietante all'imbrunire, dà sull'autostrada e sulla ferrovia. Una storia affascinante e pazzesca, quella di questa fabbrica. Trapiantato in un tessuto agricolo, quell'enorme stabilimento dal 1928 ha dato lavoro a moltissime persone, più di mille nel periodo di massima attività, ma ha portato anche malattie e malcontenti. Poi, nel 1983 ha chiuso lasciando dietro di sé queste macerie e interminabili discussioni su che cosa fare dell'edificio e dell'area. Lì, su quella fabbrica non può che esserci una maledizione, mi ha detto una volta un vecchio con il quale stavo chiacchierando. Quella di Isidoro, ho pensato. E l'ho scritta.
M.B. marzo 2006
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