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L'INIZIO DEL ROMANZO
Il vecchio saliva la Rambla nella sera di Capodanno facendo tuonare con uno scomposto movimento del piede quella specie di tamburo che si portava a spalle. Sul davanti strimpellava un mandolino. Grasso, si sforzava di sorridere per nascondere la fatica. Nonostante il freddo, grandi gocce gli bagnavano la fronte, la barba malrasata e la giacca, troppo stretta. L'altro, un nano, volteggiava al suo fianco. Portava pantaloni sudici e scarpe logore. Lanciava nel cielo birilli incendiati, cercando maldestramente di staccarli dalle mani proprio quando il grosso picchiava il tamburo. Poi li riprendeva al volo e di nuovo su, a rompere il buio come stelle filanti. Il loro passaggio sulla via apriva la folla e somigliava a quello del pifferaio magico. Centinaia di bambini e genitori seguivano ridendo, incantati dalle fiamme. Tutto attorno carretti di zucchero filato dall'odore dolciastro e venditori di caldarroste.
Quando il secchiello che aveva fissato alla cintura tintinnava, il vecchio musico sorrideva e, mentre il nano fischiava e lanciava i birilli di fuoco ancora piů in alto, lui accennava un inchino, batteva un colpo alla grancassa, e diceva «Gracias, Dios te bendecirá».
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