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CICLISMO -- GIRO D'ITALIA 2008 La cronoscalata di Plan de Corones
Maurilio Barozzi
L'Adige, 27 maggio 2008
PLAN DE CORONES (BZ) - Fanno un certo effetto le cime di Plan de Corones, per chi è abituato a vederle completamente innevate e abitate da sciatori. Ieri, sotto le ruote dei ciclisti che salivano arrancando e si spaccavano i denti stringendoli per la fatica, era tutt'un altro spettacolo. Qualche chiazza di neve ancora persisteva ma lungo la strada che da San Vigilio di Marebbe porta a Plan de Corones c'erano decine di migliaia di persone. Accomunate dal gusto quasi sadico di vedere ragazzotti tra i venti e trent'anni (a parte qualcuno) violentare se stessi e i pedali della bici per quasi tredici chilometri ad una pendenza media dell'8,4%. Perversione pura. «Sono matto», ha detto Gilberto Simoni appena terminata la sua prova. Una prova ottima, tra l'altro. Che gli è valsa il terzo tempo e il terzo posto anche in classifica generale. Che la gara fosse impressionante si era capito ancora prima di vedere la pendenza. Per disputare questa prova a cronometro, il russo Denis Menchov - vincitore di due Vuelta de España - monta sulla bicicletta il 34*27, lo scalatore trentino Gilberto Simoni (per lui palmares da due Giri d'Italia) il 36*28, lo spagnolo Alberto Contador - recente vincitore del Tour, ora maglia rosa - addirittura il 34*28. Roba che significa fare andare le gambe come dei frullatori, se si fosse in pianura. Il fatto è che gli ultimi chilometri sono tutti a una pendenza di oltre il 20%, con punte del 24%. Altro che pianura! Per i primi tratti il percorso sembra una festa, con la musica sparata dalla carovana accompagna-Giro che si sente lungo il pendio e la salita ancora poco cattiva. Ma poi, passato il quinto chilometro, all'altezza di Costamesana la faccenda inizia a cambiare. La musica finisce e la strada comincia a tirar su davvero, si viaggia attorno al 16% e i ciclisti sbuffano, respirano con la bocca completamente aperta, qualcuno inizia a oscillare sui pedali. Non è tutto. Al Passo Furcia la via si presenta sterrata. La pendenza va a 20% e, senza sole e con irregolari spruzzate di neve, il paesaggio assomiglia ad un cinereo poster lunare. Solo la gente ai bordi della mulattiera lo smarca alla similitudine. I ciclisti vanno su, seguiti dalle moto di appoggio. L'ultima crudeltà del tracciato poco prima del chilometro finale, quando ormai i tifosi gridano ai propri beniamini la classica frase «dai che è finita». Finita un par de palle, e scusate il francesismo. Da lì all'arrivo è tutta a 24% di pendenza, una strada che anche i muli rifiuterebbero. Invece questi - eroi?, superuomini?, o semplicemente folli? - continuano imperterriti fino in cima, dove finalmente si godono l'applauso delle migliaia di persone assiepate al traguardo. Almeno quello...
Per la cronaca, la gara - più ordalia che sfida sportiva - l'ha vinta Franco Pellizotti, secondo è arrivato Emanuele Sella, ancora lui, dopo le vittorie di Pampeago e Marmolada, terzo il trentasettenne Gilberto Simoni, inossidabile. «La gara ha smazzato la classifica, ma gli assi sono sempre quelli», ha detto alla fine con una dei suoi riusciti aforismi. Infatti la classifica generale vede in testa Alberto Contador, secondo è Riccardo Riccò, terzo lo stesso Simoni e poi Marzio Bruseghin, Franco Pellizotti, Danilo Di Luca e Denis Menchov. Gli assi, insomma.
mauriliobar@libero.it
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